Jonh Keats, poeta della seconda generazione del Romanticismo inglese, nasce a Londra nel 1795 e muore a Roma, di tubercolosi, nel 1821. Nonostante abbia seguito alcuni studi di medicina, la sua più grande passione è sempre stata la poesia, e infatti li abbandonerà per essa. Questo autore esprime i suoi ideali di poesia e bellezza attraverso la sua poesia più bella: “Ode su un’urna Greca” (Ode on a Grecian Urn).

Già leggendo il titolo possiamo vedere quanto questo autore sia legato alla cultura greca. Infatti Jonh Keats ritiene che l’arte greca sia l’espressione di un armonia e bellezza perfette. Attraverso l’immagine di questa urna greca che l’autore ci descrive, vuole mostrarci la superiorità e l'inferiorità dell'arte rispetto alla vita: infatti l’arte cattura gli istanti di bellezza, rendendoli eterni, ma allo stesso tempo questi istanti sono privi di vita. Questo è uno dei caratteri più importanti della poesia di Keats, che si chiama negative capability.

L’autore, negli ultimi versi, inserisce la frase “La bellezza è verità, la verità è bellezza” (Beauty is truth, truth beauty) dicendoci che secondo lui la verità, che è l’essenza delle cose, riporta direttamente alla bellezza.

Per Keats la poesia non ha scopi morali o politici, a lui interessa la capacità dell’arte di creare un mondo autonomo costruito grazie al linguaggio, come le figure dei pifferai nella sua stessa poesia.

Nell'ode, l'autore esprime il concetto di negative capability in questo modo:

E tu, giovane, bello, non potrai mai finire

Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;

E tu, amante audace, non potrai mai baciare

Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti

Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,

E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.

Gli istanti sono bloccati nel tempo, l'arte ha reso eterna la bellezza, ma è una bellezza morta, priva di vita.

Urna greca
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